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Intitolata a Chiara Lubich una cattedra dell’università cattolica di Pernambuco

28-04-2014 às 10:46:34

Fraternità e umanesimo



Sempre attenta a cogliere i segni fecondi presenti nella ricerca, anche sofferta e oscura, dell’uomo, Chiara vi rileva il farsi strada di una riconsi derazione dell’uomo nella sua integralità e pienezza che fanno presagire il sorgere di “un rinato umanesimo” dal cammino irreversibile. Un umanesimo nel quale tutte le prospettive dell’uomo sono adeguatamente accolte e fondate e poste in rapporto alla realtà di Dio quale apertura dell’uomo verso una trascendenza che vive già nella sua storia e che, al tempo stesso, ne rappresenta la realizzazione suprema e definitiva.

Un umanesmo, insomma, che, mutuando la nota espressione di Jacques Maritain, potremmo definire integrale, cioè, come attesta il magistero di Paolo VI in conformità alla grande lezione del concilio Vaticano II, capace di porre al centro della sua considerazione “ogni uomo e tutto l’uomo”». È uno dei passaggi più significativi della prolusione tenuta martedì scorso dalla presidente del Movimento dei Focolari, Maria Voce, intervenuta all’Univer sità cattolica di Pernambuco, a Recife, in Brasile in occasione dell’inaugurazione della cattedra interistituzionale di Fraternità e Umanesimo intitolata a Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari.

Nel suo intervento, intitolato La visione dell’uomo in Chiara Lubich, Maria Voce ha presentato il rapporto tra umanità e fraternità come fondamento primo della cultura dell’incontro che deve guidare ogni uomo e ogni donna «fino alle estreme periferie esistenziali», così come detto tante volte da Chiara. La presidente ha poi affrontato la questione della natura, dello scopo, della realtà dell’uomo del ventesimo e ventunesimo secolo, mettendo in luce le contraddizioni e le debolezze delle risposte che sono state date a queste domande. In tale contesto non mancarono le voci di coloro che mostrarono la consapevolezza di poter ripartire da un nuovo umanesimo per dare nuove speranze al mondo: tra queste voci si colloca Chiara Lubich.

Nel ripensare l’uomo si deve partire dalla lettura dela sua creazione, cioè dai primi capitoli della Genesi, che costituiscono una fonte privilegiata introducendo tre elementi fondamentali: il rapporto di comunione tra Dio e l’uomo, il rapporto personale tra uomo e uomo, il rapporto tra l’uomo e il creato.Su quest’ultimo aspetto, secondo Maria Voce, si deve riflettere con particolare attenzione poiché «ogni cosa del creato va da noi guardata e trattata con l’amore stesso di Dio, un amore cioè che si dilata sull’intero universo, in cui è dato cogliere la stessa impronta divina di comunione e di unità».

L’uomo è stato creato a immagine dell’amore infinito di Dio e quindi si trova a dover rispondere a una chiamata all’amore nella piena libertà che gli viene donata da Dio. Si tratta di un percorso che conduce l’uomo all’unità nell’accoglienza dell’altro. Si tratta — sottolinea la presidente dei Focolari — di quella “cultura dell’incontro ” di cui parla Papa Francesco, «una cultura cioè che prenderà forma dal nostro andare senza riserve verso gli uomini, non temendo di spingerci fino alle tante “periferie esistenziali” del mondo, per far giungere fin là la testimonianza dell’amore fraterno della solidarietà, della condivisione». È questo stesso binomio, umanesimo e fraternità, che qualifica in maniera pertinente anche l’app orto di Chiara Lubich.

Nel suo discorso, il padre gesuita Pedro Rubens, rettore dell’Università cattolica di Pernambuco, ha invitato a «ripensare la fraternità come paradigma di una nuova umanità, compito tanto accademico quanto politico». Il rettore ha ricordato l’amicizia che lega l’ateneo alla figura di Chiara Lubich, che qui ha ricevuto il titolo di dottore honoris causa in Economia, come riconoscimento per il suo impegno nell’economia di comunione che ha mosso i suoi primi passi in Brasile.

Durante la cerimonia, alla quale è intervenuto anche monsignor Genival Saraiva de França, vescovo emerito di Palmares, ha preso la parola Paulo Muniz, direttore della Facoltà Asces di Caruaru, che ha collaborato all’istituzione della cattedra. Muniz ha ricordato quanto sia cresciuto in Brasile l’interesse scientifico sul tema della fraternità, tanto che sono sempre più tema della fraternità, tanto che sono sempre più tere interdisciplinare. Per l’Asces, la creazione

 della cattedra Chiara Lubich può contribuire a un ulteriore arricchimento della formazione degli studenti: con le ricerche su fraternità e umanesimo, si deve promuovere un percorso che vada oltre l’acquisizione delle conoscenze scientifiche e tecnologiche per offrire agli allievi la com prensione dei valori umani nella loro integralità.

 

SOURCE: L'Osservatore Romano